venerdì 29 ottobre 2010

Roba che scotta!

Buongiorno a tutti!
Oggi brevissimo post per sollevare una questione che interessa tutti i lavoratori dello spettacolo, in particolare i danzatori free-lance, e cioè il problema del 'lavoro non retribuito'.
Questa piaga, che ormai dilaga in tutto il territorio italiano, e che investe non soltanto i piccoli gruppi e le produzioni di serie b, ma anche nomi noti e grandi produzioni, sta ormai deturpando in maniera indelebile ed incontrollata il mondo della cultura italiana. Eh si, perché lavoro non retribuito significa anche minore qualità delle prestazioni, e, di conseguenza, minore qualità del lavoro.
Per quel che mi riguarda, la causa del problema viaggia su di un binario parallelo: da un lato una legislazione inadeguata (troppi, troppi tagli e distribuzione non equa dei fondi), mancanza di controlli sulla distribuzione dei fondi, mancanza di un sindacato di categoria in grado di difendere VERAMENTE i lavoratori, mancanza di una diffusione conoscitiva di quella che è la cultura della danza contemporanea in Italia.
Dall'altro lato i lavoratori stessi che non riescono a rifiutare offerte di lavoro non retribuito, o retribuito in maniera non adeguata. Questo genera un prolificarsi dell'offerta di prestazione a titolo gratuito, nascosta magari dietro il titolo di 'corso di formazione'. Altro problema la mancanza di un vero e proprio 'albo' dei professionisti, per cui chiunque può considerarsi tale, con gravi conseguenze sulla qualità (perché spesso magari i professionisti nemmeno si presentano a selezioni dove sanno che non ci sono soldi per la produzione, ma i non professionisti sì, solo per la gloria, e i coreografi o produttori che siano, scelgono i meno peggio e fanno la produzione ugualmente, con scarsi risultati in termini di qualità).
La cosa buona è che la questione viene sollevata anche da associazioni di categoria e da singoli artisti che in qualche modo, come me, stanno cercando di far sentire la propria voce.
Perché la cultura è importante, e per fare buona cultura serve che il lavoro di chi la fa venga rispettato.

Vi lascio dei link interessanti. Passateparola!

Coredanza
http://www.coredanza.it/notizie/l%E2%80%99arte-produce-denaro-l%E2%80%99arte-crea-lavoro-l%E2%80%99artista-e-un-lavoratore

Studio28.tv
http://www.studio28.tv/temi/politica/io-voglio-essere-pagato-e-tu/comment-page-1/#comment-536

Per chi di voi non l'avesse ancora vista:

martedì 26 ottobre 2010

Zuppa cremosa di ceci, zucca e funghi porcini

Succede anche a voi che appena arriva un pochettino di freddo vi ritrovate a girare per casa con calzettoni di lana, tutona e plaid sempre pronto sul divano???
Ecco, io sono già in questa tremenda fase 'scacciauomini', e allora tento di tenermi stretto il mio prendendolo per la gola...
Ormai sapete qual'è la mia filosofia in quanto a cibo, per cui prodotti di stagione e via!
Per la ricetta di oggi ho scelto ceci, zucca e funghi porcini...Ottima, davvero.

Ingredienti:
500g di ceci secchi (da mettere in ammollo almeno 12 ore prima)
250g di zucca
50g di funghi porcini secchi (se freschi 250g)
1 cipolla
1 spicchio di aglio
panna da cucina
olio
1 dado
pepe
rosmarino fresco
formaggio pecorino grattugiato

Procediamo:
In una padella far soffriggere la cipolla e lo spicchio d'aglio con la zucca tegliata a tocchetti in olio extravergine di oliva.
Lasciate insaporire le verdure per qualche minuto e poi trasferitele in una casseruola dai bordi alti e aggiungete i ceci scolati (già messi in ammollo per almeno 12 ore).
Aggiungete acqua fino a coprire di circa tre dita le verdure e mettete a bollire sul fuoco.
Aggiungete il dado, il pepe e lasciate cuocere con coperchio per circa un'ora.
Passato questo tempo togliete dalla casseruola un mestolo abbondante di verdura e tenete da parte. Nel frattempo mettete in ammollo i funghi e con il mixer passate le verdure rimaste nella casseruola fino ad ottenere una crema. A questo punto rimettete i cereali che avevate tolto precedentemente nella pentola e aggiungete i funghi e il rosmarino, lasciando sul fuoco per ancora una ventina di minuti. A questo punto spegnete il fuoco e aggiungete la panna e mescolate bene in modo da amalgamare bene il tutto.
Servite in ciotole o fondine calde aggiungendo una goccia di olio a crudo, qualche fogliolina di rosmarino fresco e una spruzzata di pecorino.
Buon appetito!


venerdì 22 ottobre 2010

Siamo ciò che mangiamo...

La qualità del cibo. Cosa significa cibo 'di qualità'? Cosa significa 'mangiare sano'?
Fino a qualche anno fa ci si poteva limitare a escludere dalla dieta i troppi zuccheri, i grassi, i fritti, le bevande gassate. Ora il problema è un altro: anche chi crede di nutrirsi correttamente, in realtà non possiede questa certezza al cento per cento, nel senso che purtroppo poco sappiamo di come il cibo arriva sui banchi della grande distribuzione e poi sulle nostre tavole.
Perché ho deciso di scrivere questo post?
Nei giorni in cui si sta svolgendo il Salone Internazionale del Gusto (Torino, 21/25 ottobre 2010) si arrovellano nella mia testa pensieri che ruotano intorno alla questione 'qualità della vita', cibo in primis. Alcuni incontri che mi hanno fatto riflettere sull'argomento, oltre al fatto che parte della mia famiglia coltiva la terra (per uso privato, s'intende, e che ciò mi permette avere un confronto diretto tra cibo 'biologico' e cibo acquistato al super) hanno fatto sì che scattasse in me un interesse profondo in merito alla questione.
Ma diciamo che la spinta maggiore a scrivere questo articolo è arrivata dopo avere visto un documentario americano - Food, Inc. del 2008 - riguardante appunto il cibo inteso come carne ed ortaggi provenienti dalla grande distribuzione.
Qui si parla di allevamento intensivo, di bestiame riempito di antibiotici ed alimentato con mais (nel caso dei bovini oltre ad essere contro natura provoca anche conseguenze dannose per l'animale e per l'uomo che si nutre di quella carne), carne trattata con ammoniaca per essere disinfettata, soia geneticamente modificata e ovviamente sfruttamento della manodopera.
Certo, in Italia c'è sicuramente una situazione diversa, i controlli sono maggiori, il territorio è limitato per cui anche le dimensioni degli allevamenti e delle colture cambiano. Ma possiamo essere certi della qualità del cibo che ogni giorno ingeriamo?
Voglio dire, siamo sicuri che i pomodori a dicembre non siano stati trattati con sostanze che in qualche modo possono essere dannose per l'organismo?
E poi, date le condizioni in cui verte il nostro Pianeta, si potrebbe anche riservare un occhio di riguardo a tutto ciò che gira intorno al business alimentare.
Intendo dire che è tutta una questione di 'far girare l'economia', ma in questo modo ci stiamo rovinando: cibo cattivo, dannoso per la salute; inquinamento provocato dall'utilizzo dei mezzi di trasporto e dalle fabbriche. Come dire 'ci facciamo del male, ma abbiamo più denaro'. E' un ragionamento un po' da stolti, non credete?
E' anche vero che la questione non è così semplice e non si può esaurire in poche righe, sputando sentenzine un po' da radical chic.
Vorrei semplicemente sollevare una questione, creare un dubbio che possa dar vita ad un confronto, con voi!
Cosa ne pensate di tutto ciò?
Cosa vi dice il termine filiera corta, biologico, biodinamico, eco-sostenibile, chilometro zero?

Intanto vi lascio il link del documentario di cui vi parlavo. E' 'roba forte', per cui state pronti.
http://megavideo.com/?v=9Z8V0FVO
Per chi volesse approfondire la questione bio ecco un altro sito interessante
http://www.greenme.it
Per i cittadini come me, ecco un sito super! (Trovate tutto, anche dove comprare slow)
http://www.slowfoodmilano.it

Sperando di ricevere presto commenti e spunti per continuare la discussione.
Grazie!