venerdì 18 giugno 2010

Pop-Porno

Decido di parlare di una mostra d'arte. Lo decido perché Pig-Island, prima grande mostra in Italia dell'artista americano Paul McCarthy, mi ricorda il teatro di Rodrigo Garcìa. Forse è solo per via del ketchup.
Decido che oggi è un buon giorno per andare in Brera a respirare un po' d'arte. Lo decido perché c'è il sole e l'aria è frizzantina. Forse è solo che non ho più voglia di studiare.

Arrivo a Palazzo Citterio e l'enorme faccione di un Bush in silicone rosa porco mi accoglie mentre lascivo si diverte a sodomizzare un maiale. Osservo un po', giro intorno all'opera.
Decido che mi piace.
Poi qualcosa mi distrae. Lì, nell'angolo, quasi come si fosse appena sdraiato per fare un riposino, o forse perché non si sente molto bene, o forse perché è un po' morto, ecco il corpo di McCarthy. Una brandina misera e questo corpo d'omaccione con la pancia da bevitore di birra e la camicia di flanella che fa molto America. Il membro a vista. Forse è morto perché non ce la faceva più a sopportare così tanta pornografia nel mondo. Proprio lui che da quella pop-pornografia ne ha tratto ispirazione per la sua arte provocatoria. Ma è soltanto un fantoccio. McCarthy è ancora vivo e vegeto.

Mi muovo tra le stanze un po' frastornata dalle urla che provengono dai video proiettati sui muri del palazzo. Mi accorgo che la forza di questi video sono i suoni, nonostante le immagini propongano tutto un repertorio di fluidi riconducibili all'organico, di smorfie grottesche, di lingue, di tette e di birre. Quelle grida ti trapanano il cervello, quasi come se si scollassero dalla registrazione per attaccarsi ai tuoi neuroni, quasi come se l'immagine fosse la patina dorata e il suono la ruggine che ci trovi sotto quando gratti un po'.
Incontro un cubo ripieno di ketchup e un corpo di donna seduto su di un tavolo. Indossa una maschera. Tutto cartonato. Tutto manga. Tutto fast.

Arrivo nella sala di Pig-Island. E' un immenso laboratorio. Il retrobottega dell'imbalsamatore.
Mi dicono che non posso camminare sulla moquette. Perché no?! Come faccio a vedere cosa c'è negli anfratti di tutto quel bordello? Mi sento un voyeur. Sono un voyeur. Sono lì a cercare di spiare nell'intimo dell'artista, nel suo privato, tra gli aborti di scultura e le chincaglierie. Vorrei entrare in quello spazio, vorrei violarlo. Vorrei giocare anche io. Sento che dentro quello spazio è come quando da piccolo ti fai la capanna con gli ombrelli aperti. E' calore, prima dell'età adulta.

Prima dell'uscita ad attendermi c'è una gigantografia gonfiabile di una bottiglia di ketchup.
Sono fuori.
Decido che la realtà è più forte della provocazione di McCarthy.
La sua parodia della società è meno forte di quanto non sia la pornografia della società stessa.
E' vero, i simboli e le icone entro i quali si rispecchia il mondo di oggi sono falsi e meschini, ma credo sia ormai un dato di fatto. La denuncia non basta, serve l'azione.
Ma forse la denuncia è già azione.
Punto di domanda.

Pig Island - L'Isola dei Porci
di Paul McCarthy | Organizzazione Fondazione Nicola Trussardi
Palazzo Citterio Via Brera, 14 - Milano
Dal 20 Maggio al 4 Luglio
Entrata Libera

http://www.fondazionenicolatrussardi.com/exhibitions/Pig_Island.html

giovedì 17 giugno 2010

Il teatro è inutile?

Con questo post vorrei mettere in evidenza una questione che a me, come a molti altri lavoratori del settore spettacolo, sta molto a cuore e cioè la soppressione dell'ETI (Ente Teatrale Italiano).
Non è un mistero che la situazione culturale ed artistica in Italia sia in condizioni pessime, (vedi i numerosi tagli alle fondazioni lirico-sinfoniche, ecc.ecc.) come certamente lo sono anche altri settori, ma insisto col dire che la cultura è uno strumento utile alla costruzione identitaria di una popolazione, per questo credo sia necessario lottare affinché non venga reso impossibile l'accesso alla cultura, all'arte, al teatro.

La cultura [...] è organizzazione, disciplina del proprio io interiore; è presa di possesso della propria personalità, e conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti, i propri doveri."
(A. Gramsci)

L'ETI è (era) l'unico ente pubblico che in Italia promuove cultura e spettacolo dal vivo.
Il suddetto ente è stato soppresso dal decreto legge n. 78 del 31 maggio 2010.
Che dire?
Vorrei solo che rifletteste sulla questione. Rifletterei sul fatto che ormai fare cultura in Italia è reso possibile soltanto da enti e fondazioni a carattere privato. E lo dico con rammarico, essendo io legata politicamente al ricordo di una sinistra ormai inesistente, perché secondo la mia logica dovrebbe essere lo stato a riconoscere nella cultura un bene comune ed impegnarsi così alla sua produzione e distribuzione in modo tale che le masse ne possano fruire in modo libero.
Ma ahimé, l'utopia di una cultura libera è lontana, e a questo punto non posso che inchinarmi di fronte a quelle istituzioni private che decidono di investire il proprio denaro in progetti di carattere culturale, perché lo stato se ne disinteressa. Ovviamente a scapito nostro, ma noi italiani si fatica a capire certe cose.

La cultura rende un popolo facile da guidare, ma difficile da trascinare; facile da governare, ma impossibile a ridursi in schiavitù.
(Henry Brougham)

Però io credo che sia giunta l'ora di fare sentire la propria voce.

Perché non possiamo vivere di sola mariadefilippi.


Per chi fosse interessato a sostenere questa campagna, ecco il link per firmare la petizione a sostegno dell'ETI:
http://www.enteteatrale.it/index.php/component/option,com_petitions/Itemid,205/id,218/view,petition

Plumcake Leggero ai Profumi d'Estate

Una ricetta veloce per un plumcake leggero, ma nutriente, ottimo per cominciare la giornata, o per accompagnare il tè...Perfetto per tutti coloro che, come me, amano dormire fino all'ultimo e rubano tempo alla colazione, infatti questo tortino si conserva perfettamente per alcuni giorni (magari tenendolo in un sacchettino per alimenti, al fresco).

Ingredienti:
150g Farina 00
150g Frumina
100g zucchero (se preferite più dolce aggiungete zucchero)
1 bustina di lievito
1 vasetto di yogurt intero alla pesca
3 uova
due cucchiai di margarina con burro
1 pizzico di sale
1 pugnetto di uvetta sultanina
1 pesca noce
nocciole tritate
un goccino di liquore dolce (io ho usato Cointreau), in alternativa succo di limone.

Amalgamate bene tutti gli ingredienti (tranne la pesca che taglierete a fettine e lascerete un attimo da parte), partendo dal setacciare le due farine e mescolando le uova con lo zucchero. Unite i due composti e aggiungete poi il burro, il lievito, lo yougurt e il pizzico di sale.
A questo punto potete aggiungere la granella di nocciole (meglio se la fate voi, tritando delle nocciole intere, mantiene meglio l'aroma della nocciola!In alternativa sono ottimi anche gli amaretti!), l'uvetta sultanina che avrete precedentemente fatto rinvenire in acqua tiepida, e una spruzzata di liquore.
Mescolate bene fino ad ottenere un composto abbastanza denso ed elastico, fate attenzione che non ci siano grumi.
Imburrate ed infarinate uno stampo per plumcake e versate una parte di composto sul fondo, dopodiché disponete le fettine di pesca e ricoprite il tutto con il restante impasto.
Infornate a 180° per circa 30 minuti, e comunque finché la superficie non risulterà bella dorata (io faccio sempre anche la prova dello stecchino).
Ottima se servita accompagnata da una purea di frutta fresca e amaretti.
Voilà! Buon appetito!

mercoledì 16 giugno 2010

Capturing Emotions

Buongiorno a tutti!
Di ritorno da un lungo soggiorno veneziano, mi rituffo nella realtà quotidiana per qualche giorno...prima di partire nuovamente!
Nelle ultime tre settimane Venezia è stata la mia casacittà, qui ho partecipato ad un progetto chiamato Coreographic Collision, Percorso di formazione coreografica realizzato dall'Associazione Danzavenezia in collaborazione con La Biennale di Venezia nell'ambito del 7. Festival Internazionale di Danza Contemporanea con la direzione artistica di Ismael Ivo.
E' stata un'esperienza profonda, durante la quale ho potuto approfondire la mia ricerca, seguendo workshops, guardando spettacoli, partecipando a discussioni e conferenze e stando a contatto con numerosi artisti di fama internazionale.

Quest'anno la Biennale Danza ha ospitato artisti provenienti da Cananda, Australia, Nuova Zelanda, USA e Italia.
Dal 26 Maggio al 12 Giugno sui palcoscenici dell'Arsenale, della Fenice, del Malibran e del Toniolo si sono susseguiti spettacoli eterogenei e di altissima qualità.

Il Festival si è aperto con le performances di artisti provenineti dal Québec: una miscellanea di stili, un universo ibrido e sfrenato che si lascia ispirare e contaminare da tutto ciò che è movimento, dalla danza tradizionale giapponese, al classico; dal moderno, all'hip-hop.
Tra i numerosi artisti e le compagnie provenienti da questa regione dell'estremo nord ricordiamo Daniel Leveillé, Compagnie Marie Chouinard e Kidd Pivot Frankfurt RM.

Si è aperta poi la parentesi Australia con spettacoli davvero diersi tra loro, dall'intimismo del solo di Ros Warby, alla spettacolarità degli ensemble della Sydney Dance Company, dalla danza cinematografica di Splintergroup e le sperimentazioni tecnologiche di Chunky Move, alla bellezza estatica fusa con l'impegno politico di MAU.

In chiusura il Festival ha presentato quattro prime assolute: Di me in Me di Adriana Borriello; Cut-Outs and Trees dell'italo svedese Cristina Caprioli; Tristi Tropici, spettacolo visionario e sublime di Virgilio Sieni e Another Evening: Venice dell'americano Bill T. Jones.

Il Leone d'Oro alla carriera è stato consegnato quest'anno a William Forsythe, personalità di spicco nel panorama della danza internazionale che ha cambiato la visione del rapporto tra contemporaneità e danza di tradizione accademica; direttore per vent'anni del Frankfurt Ballet, dirige oggi The Forsythe Company.

L'ultimo giorno il festival ha ospitato all'interno dell'evento Marathon of the Unexpected numerose compagnie giovani provenienti da tutto il mondo.
Il festival si è concluso con il GO&Go Dance Party, per celebrare la danza come momento di condivisione, una serata costruita sull'incrocio delle arti con interventi performativi a cura dei coreografi di Coreographic Collision diretti da Ismael Ivo.

Il sito di Biennale:
http://www.labiennale.org/it/danza/festival/

Il Blog di Biennale Channel con le critiche agli spettacoli a cura del Gruppo Critico di Choreographic Collision:
http://www.labiennalechannel.org/locator.cfm?PageID=1117