martedì 29 dicembre 2009

Crostata al Limone con Meringa ai Semi di papavero

Eccomi tornata dopo diversi giorni di assenza dal blog :)
Vorrei essere molto più presente, ma purtroppo in questo periodo il lavoro mi porta ad essere lontano da casa per periodi piuttosto lunghi, e spesso la connesione internet è un optional!
Prima di cominciare con la ricetta di oggi vorrei augurare a tutti i lettori buone feste!
Avrei voluto postare le ricette tipiche del Natale di casa mia (ricette del mantovano e cremonese)...sarà per l'anno prossimo ;)
Oggi vi propongo una ricetta golosissima adatta a finire in dolcezza una cena un po' sostanziosa o a base di pesce: l'ingrediente principe è infatti il limone, rinfrescante e digestivo.
L'idea per questa ricetta mi è venuta trovando gli alberi di limone di mia madre carichi di frutti (il clima del Garda è favorevole sì, ma lei li tiene bene al riparo!).
Trattasi di una sontusa crostata con base di frolla, cuore di crema al limone (priva di latte e panna, per cui decisamente leggera) e copertura di meringa.
Il procedimento è semplice, ci vuole solo un po' di tempo e un po' di pazienza...

Ingredienti per una torta di 24cm di diametro:

Per la frolla:
300g di farina
180g di burro
150g di zucchero
3 tuorli
scorza grattugiata di 1 limone (bio, non trattato)
un pizzico di sale

Per la crema al limone:
400ml di acqua
scorza di 2 limoni
una bustina di vanillina (se fortunate, vaniglia naturale)
2 tuorli
250 g di zucchero
50g di maizena
30g di farina
succo di 3 limoni

Per la meringa:
5 albumi (restanti dai tuorli usati in precedenza)
2 cucchiai di zucchero a velo
un cucchiaio di semi di papavero
un pizzico di sale

Procediamo:
Impastare tutti gli ingredienti necessari per preparare la frolla e formare una palla che metteremo per mezz'oretta in frigo (io preferisco impastare a mano!).
Iniziamo a preparare la crema mettendo a bollire l'acqua con le scorze di limone e la vanillina. Lasciamo bollire per 10 minuti poi filtriamo e aggiungiamo 250g di zucchero; nel frattempo a parte avremo unito il succo di tre limoni con la farina e la maizena creando un piccolo bolo, il più omogeneo possibile. A questo punto uniamo il bolo di farina e maizena con l'acqua e zucchero, aggiungiamo i tuorli e portiamo a bollore mescolando energicamente con un frustino in metallo.
Quando la crema 'tira', cioè raggiunge la giusta consistenza, posssiamo spegnere il fuoco.
Accendiamo il forno a 180° e inforniamo la base di frolla che nel frattempo avremo steso nella tortiera imburrata e infarinata (ricordandoci di bucherellare la superficie e di coprire con carta da forno) e lasciamo cuocere per circa 30 minuti.
Passato questo tempo estraiamo il dolce e iniziamo a preparare la meringa sbattendo gli albumi con un pizzico di sale e lo zucchero a velo e agiungendo alla fine i semi di papavero. Poi versiamo la crema al limone sulla pasta frolla cotta e sopra spalmiamo la meringa (per un effetto più chic possiamo usare anche la sac à poche!). Inforniamo nuovamente per pochi minuti, sino a quando la superficie della meringa non sarà dorata (tenela d'occhio perché ci vuol poco ad abbrustolire l'uovo!).
Ecco, la torta è pronta! Bon appetit!


giovedì 3 dicembre 2009

Danze Compatte

Eccomi! Dopo svariati giorni di assenza dal blog causa ritmi serrati da lavoro, torno per promuovere un evento che secondo me vale la pena di essere citato: Short Formats.
Si tratta di un festival di danza in formato compatto, short; brevi creazioni coreografiche che vengono presentate negli spazi del CRT Teatro Dell'Arte di Milano, un teatro che ha fatto la storia del teatro d'avanguardia milanese e italiano configurandosi come il centro più importante nel campo della sperimentazione e della ricerca teatrale. Numerosi sono i nomi di artisti importanti che hanno collaborato con questo teatro, contribuendo in maniera significativa all'evoluzione della scena teatrale italiana dagli anni settanta ad oggi: da Kantor a Thierry Salmon, da Eugenio Barba a Pippo Delbono.
Riconosciuto dal 2000 quale 'Ente di Promozione della Danza', il CRT svolge da sempre una intensa attività volta a diffondere la danza contemporanea e di ricerca nel nostro paese e Short Formats è il festival che il CRT dedica allo sviluppo della ricerca coreografica.
Giunto quest'anno alla sua decima edizione il festival è curato da uno dei coreografi di rilievo della scena contemporanea, Roberto Castello, direttore artistico della compagnia Aldes e del centro di formazione e ricerca Spam!.
Nel programma dell'evento Castello ha deciso di affiancare nomi noti e cari agli amanti della danza contemporanea italiana e nomi meno noti di coreografi emergenti. Numerosi gli eventi collaterali che vanno ad arricchire l'offerta tra cui masterclass gratuite, incontri con gli artisti, conferenze, dj set, ricchi premi e cotillons (scherzo!)
Insomma, un programma frizzantino per chi ama l'arte del movimento o per tutti coloro i quali vogliono farsi una serata diversa...L'atmosfera è divertente e i ritmi serrati grazie al lavoro di una meravigliosa macchina organizzativa; tra uno spettacolo e l'altro c'è il tempo per un drink servito al bar all'interno del teatro. E alla fine si balla...tutti!

Short Formats - Festival della Nuova Danza
CRT Tetro Dell'Arte dal 2 al 5 dicembre 2009
Viale Alemagna, 6 - Milano (mm1/mm2 Cadorna)

Per maggiori info e per vedere il programma dettagliato
www.shortformats.it

lunedì 16 novembre 2009

Olio Extravergine di Oliva del Garda Bresciano DOP

Il Garda è un luogo intriso di poesia. In ogni scorcio dimorano bellezza e armonia, tutto è un tripudio di colori e aromi. Lungo i dolci pendii delle colline del Garda Occidentale e della Valtenesi riposano da secoli migliaia di radici apaprtenenti ad un albero meraviglioso: L'Olivo.
Le foglie argentate, i frutti fragranti, i tronchi nodosi lo rendono elegante ed assolutamente unico.
Le piante più coltivate e che danno origine all'olio tipico di questa zona sono la Casaliva, il frantoio, il Leccino e il Gargnà (Gargnano). La raccolta inizia i primi giorni di novembre e si protrae non oltre il 15 di gennaio, le olive devono essere consegnate ai frantoi entro cinque giorni dalla raccolta. Nei frantoi inizia la lavorazione delle olive dalle quali si estrarrà il prezioso nettare: dapprima le olive vengono separate dal fogliame rimasto e poi vengono lavate per eliminare ogni residuo; si passa poi all'estrazione vera e propria con la frangitura e la gremolazione con le quali si ottiene la pasta di olive, il tutto rigorosamente a freddo. Da qui si ottengono tre elementi: la sansa, il liquido di vegetazione e l'olio che è ancora torbido e deve essere filtrato per ottenere il suo bel colore limpido.
La caratteristica principale dell'Olio Extravergine di Oliva Garda Bresciano Dop è la bassa acidità (0,2% - 0,3%) che lo rende morbido al palato. La gamma dei colori variano dal giallo paglierino al verde dorato, il profumo ha sentori fruttati e di erbe aromatiche ed il sapore è dolce, fruttato, con una punta di piccante.
Se volete saperne di più rivolgetevi a: Associazione Produttori Olivicoli Lombardi (AIPOL),Consorzio di Tutela dell'Olio Extra Vergine di Oliva GARDA D.O.P.
Anche la mia famiglia nel suo piccolo produce il proprio olio.
La raccolta delle olive è sicuramente un momento di gioia, anche se il lavoro è tanto e la fatica presto si fa sentire. Tutti sono impegnati nell'impresa: mio padre è il raccoglitore ufficiale, poi ci sono mamma e nonni che raccolgono le olive dalle reti nei mastelli e provvedono alla pulitura dei frutti dalle foglie e dai ramoscelli. Io faccio le foto ;)
Le olive pulite vengono deposte in cassette e portate al frantoio.
Qui si avvia la procedura per produrre l'olio.
L'olio del garda è ottimo a crudo ma anche da utilizzare nella preparazione di piatti tradizionali e non.
Grazie alle sue testate proprietà terapeutiche è ottimo come base per la preparazione di composti per la pelle e i capelli; aggiungendo alcuni tipi di erbe balsamiche si ottiene un vero toccasana da impiegare in numerose occasioni.





domenica 15 novembre 2009

Ciambella di Ricotta con Canditi Bio e Uvetta accompagnata da Zabaione al Vin Cotto e Nocino

Una ciambella che ricorda i colori e i profumi dell'autunno, ottima per riscaldare i nebbiosi pomeriggi di novembre. Da accompagnare con dello squisito zabaione caldo al vino cotto e nocino e magari un buon bicchiere di vin brulé.

Per la ciambella:
300g di Farina
200g di Zucchero
3 Uova
150g di Ricotta di Mucca
1 bicchiere di Olio Extravergine di Oliva
un pizzico di sale
un mezzo bicchiere di Vino Cotto
un pizzico di Cannella
una bustina di lievito
Uvetta Sultanina e Canditi (meglio se fatti in casa)

Per lo zabaione:
6 tuorli
120g di zucchero
mezzo bicchiere di vin cotto
due cucchiai di liquore nocino

Ora, prima di procedere vi dico che il vino cotto è mosto d'uva messo in un pentolino e lasciato addensare. Io non sapendo come fare ho chiesto consiglio a mia madre che prontamente è andata a raccogliere dell'uva americana (molto zuccherina) dalla vigna del mio nonnino, l'ha pigiata a mano ed ha messo il mosto filtrato in un pentolino. Io poi ho deciso di cuocere questo intruglio dal profumo inebriante fino a farlo diventare una sorta di caramello, anche se per la torta l'ho utilizzato quando era ancora piuttosto liquido.
Per quanto riguarda i canditi ho usato quelli fatti in casa (di cedro), prima o poi farò un post su questo argomento, promesso! Anche il liquore nocino è fatto in casa (Queste cose le fa mia madre :))

Ora possiamo cominciare...

Montate le uova con lo zucchero, aggiungete poi la ricotta e continuate a mescolare. A questo punto aggiungete il vin cotto, e l'olio. Aggiungete piano la farina (meglio se setacciata) e a poco a poco gli altri ingredienti: la cannella, in lievito, il pizzico di sale, l'uvetta e i canditi. Quando il composto sarà liscio e senza grumi potrete metterlo in uno stampo per ciambelle ben imburrato ed infornare a 180° per 35 minuti.

Nel frattempo potete fare lo zabaione montando i tuorli con lo zucchero e poi mettendo a cuocere il composto a bagno maria. Aggiungete durante la cottura il vin cotto e il nocino, fino al raggiungimento del bollore e comunque quando vedrete che la crema è diventata gonfia e spumosa.
A questo punto è tutto pronto...Bon Appetit!





sabato 14 novembre 2009

Miss Sarajevo

La cosa più affascinante di Sarajevo è appunto questa testarda urbanità che soppravvive agli inverni, ai cannoni, alle restrizioni alimentari, all'assenza di luce, acqua e gas. Non capisco davvero perché le grandi televisioni mondiali siano andate laggiù a cercare immagini di morte. Non hanno capito nulla. In guerra, la vera immagine di Sarajevo era la vita. Il suo centellinare ogni residuo comfort, il suo attaccamento testardo ai riti di un'antica vita borghese. A due passi dal rancido delle trincee, i teatri funzionavano, la gente sapeva di sapone, le donne mettevano il rossetto e facevano la messa in piega, persino i soldati tornavano dal fronte con una loro pallida, estenuata nobiltà. Nella moviola della mia mente, Sarajevo è un signore in giacca e cravatta che esce perfettamente sbarbato da un rudere che è casa sua, è il vecchio Mujo Kulenović che aggiusta il tetto della bottega, è un musulmano che in centro quasi si inchina davanti a un parroco cattolico. Sarajevo è una pentola che non ha mai toccato carne di maiale e che nelle case ortodosse e cattoliche è sempre pronta per gli ospiti di religione islamica; è Kanita Fočaka che a trecento metri dalle linee serbe apre una scuola di buone maniere; è una fila di bambini disciplinati che vanno, in mezzo alla guerra, a imparare il bon ton.
(Paolo Rumiz, da "Maschere per un massacro", Editori Riuniti, Roma 1996)

Il titolo di questo post prende il nome dall'omonimo documentario di Bill Carter e dal singolo dei Passengers (U2 + Brian Eno e qualche ospite), entrambi creati nel periodo dell'assedio di Sarajevo. Ho avuto modo di passare del tempo in questa città e vorrei condividere con voi le mie emozioni, perché tante me ne hanno regalate questa città magica e la sua gente.
Il viaggio a Sarajevo è stato casuale, una di quelle strane coincidenze che nella vita semplicemente accadono, e il più delle volte ci sorprendono.
Quest'estate mi trovavo ad Avignone, era la fine del mio 'periodo avignonese', dopo otto lunghi mesi era tempo di tornare. Lavoravo con Ambra Senatore a Les Hivernales per il festival di Avignon e un giorno lei mi dice 'Ti va di venire a Sarajevo? C'è un progetto di collaborazione con Tanzelarija che si occupa di cooperazione e sviluppo internazionale attraverso la danza contemporanea e le arti performative, lavoreremo con i giovani, faremo dei laboratori' 'Certo'. Premetto che in quel periodo stavo leggendo un libro che mi stava prendendo l'anima e il cuore, un libro di Margaret Mazzantini dal titolo 'Venuto al Mondo', ambientanto a Sarajevo, appunto.
Mi sembrava incredibile, il giorno che sono arrivata in quella città era come se sapessi già tutto, l'avevo talmente amata nelle parole scritte dalla Mazzantini che quando arrivai laggiù mi sembrava di respirare un'aria familiare. E' una città che ha sofferto, che porta ancora i segni, che forse solo ora si sta rialzando, sta ritrovando la sua armonia. Una città come non se ne vedono in ogni altra parte del mondo, una miscellanea di culti, di etnie.
Qui musulmani, cristiani, ortodossi ed ebrei convivono in un unico spazio urbano. Anche se in realtà la 'perfetta convivenza' è solo una lucida copertura di vernice, poiché esistono ancora alcune tensioni tra le etnie, forse più accentuate nei territori rurali distribuiti intorno alla città.
Questo intreccio di tradizioni si riscontra anche nella struttura architettonica della città: la 'old town' infatti è caratterizzata ad ovest da edifici in stile 'austro-ungarico', un po' Vienna Bene, con in caffè e le pasticcerie, le cattedrali ortodosse e cattoliche. Proseguendo sulla strada pedonale verso est ci si trova magicamente immersi in un'altra realtà: case molto basse e minareti slanciati. Questa è sicuramente la zona più caratteristica della città: la Bascarsija, l'antico quartiere ottomano con il bazar.
Qui si trovano piccole botteghe di artigianato
locale e tipici ristorantini dove gustare gustosi piatti della tradizione bosniaca come i Burek o i Cevapi. Un'altro luogo che sprigiona un'energia particolare è il Markale qui si possono acquistare verdure e frutta di ottima qualità, ma ciò che vi segnerà l'anima saranno i visi delle persone che qui si recano per vendere i loro prodotti.
Numerosi sono i luoghi di culto che è possibile visitare tra cui l'antica moschea Gazi Husrev, collocata al centro della old town, costruita da un architetto persiano nel 1531 in stile ottomano. Si narra che sorseggiare un po' d'acqua dalla fontana all'esterno delle mura garantisca il ritorno a Sarajevo. Fiore all'occhiello di Sarajevo è sicuramente la Biblioteca, divenuta un simbolo della guerra, ora in ricostruzione. La biblioteca sorge sulle sponde della Miljacka, il fiume che scorre al centro della città, di estrema bellezza con i suoi ponti antichi.
Sarajevo è una città artisticamente molto attiva, lo dimostra la presenza di un teatro importante quale il Teatro Nazionale di Sarajevo (Obala Kulina Bana, 9) e numerose manifestazioni a sfondo artistico come il Sarajevo Film Festival (www.sff.ba).
Quando il sole tramonta la città assume un'aria ancora più magica, e se avete occasione di recarvi sulle colline resterete senza fiato osservando la città dall'alto.
Sarajevo è una città molto giovane, e, di conseguenza i divertimenti non mancano; consiglio lo Sloga Club (Mehmeda Spahe, 20) e il Coloseum Club (Terezije bb).

Piccola Guida Culinaria
In questa città ho mangiato cose che voi umani...ehm a parte gli scherzi non temete, il cibo è ottimo!
La Pita è una sorta di torta salata di pasta molto sottile e arrotolata che, a seconda del ripieno, prende nomi diversi: Sirnica con ripieno di formaggio, Zeljanica con ripieno di spinaci, Krompiruša con le patate, oppure quello tradizionale, il Burek con carne e cipolle (nonché mio preferito!). Si possono acquistare nelle numerose Pekara (panetterie), ma secondo me è meglio gustarli nelle Burekdžnica, negozietti specializzati nella produzione di burek, dove vengono serviti con yogurt e kajmak. Altro fantastico piatto: i Cevapi, e cioè sigarelli di carne di manzo o agnello serviti in una sacca di pane pita con cipolle e formaggio. Qui i nomi dei migliori posti (
Cevadžnica) a Bascarsija dove poter gustare Cevapi (Čevapčići): Banja Luka Cevapi, Mrkva e Zeljo (1 e 2, che ha un'insegna azzurra con un pallone da calcio al centro). Da notare che in questi posti tradizionali non si servono bevande alcoliche, quindi non facciamo gli italiani a tutti i costi insistendo che vogliamo la birra moretti ;).
Dulcis in fundo (appunto) nella piazzetta dove sorge la fontana Sebilj troverete un negozio di dolci dove perderete il senso della realtà. Qui potrete trovare loukoum (detti anche turkish delight)di ogni sorta: alla rosa, al sesamo, alla frutta secca, ai fichi...Mh...uno più buono dell'altro! Gustateli con una buona tazza di caffè, molto simile a quello turco per aroma ed intensità.

Burek (Pita di carne)
Ho tentato di rifare questa ricetta...Ma spero di poter tornare quanto prima a Sarajevo per poterla gustare 'in loco'.

Per la pasta (pasta phyllo):
500g farina
3 cucchiai olio d'oliva extravergine
acqua tiepida
sale

Per il ripieno:
2 grosse cipolle bianche
650g carne tritata di manzo
2 tuorli
sale e pepe

Per la salsa allo yogurt:
2 vasetti di yogurt bianco naturale
erba cipollina
sale
succo di limone

Impastare gli ingredienti per formare un impasto elastico (la pasta deve essere moooolto fine), formare una palla e lasciarla riposare in un panno umido al riparo dall'aria (copertura a campana)per un'oretta. Dopodiché suddividere la pasta in palline o striscette (almeno 10) e iniziare a tirare la pasta in modo da formare delle sfoglie sottilissime.
Lasciatele riposare un po' e poi iniziate a riempirle da un lato con il ripieno, arrotolate poi la pasta su se stessa andando a formare dei salsicciotti di pasta ripiena. Quando avrete finito andate ad adagiare il biscione in forma di spirale in una pirofila tonda da forno. Irrorate con olio di semi ed infornate a 180° per mezz'oretta. Intanto preparate la salsa allo yogurt semplicemente mescolando gli ingredienti ;). Quando la superficie del Burek sarà dorata significa che questo è pronto. Servitelo con la sua salsina e con una insalata di pomodori e cetrioli. Bon appetit!

giovedì 12 novembre 2009

Mignolate o Ammiscate (?!)

Prego i siciliani DOC di perdonarmi per questo mio atto di presunzione culinaria :)
Ma avendo un fidanzato siciliano ho potuto gustare numerosi piatti tipici di questa terra di sole e terra arsa, innamorandomene follemente; soprattutto di quelle sfiziose girelle di pasta di pane chiamate 'mignolate o ammiscate' farcite con salsiccia e olive, o spinaci e olive...che tento di rifare a casa mia, senza però raggiungere i livelli eccelsi degli originali!
Sto preparando le foto per realizzare un tour virtuale di questa splendida regione, così presto potrò postarlo...Tour eno-gastronomico ovviamente!

Intanto vi lascio questa ricetta :)
Per la pasta:
500g farina 0 oppure manitoba
200ml acqua
150 ml latte
lievito (1 bustina o un cubetto)
2 cucchiaini di zucchero
1 cucchiaino di sale
4 cucchiai olio

Per la farcitura:
1 salsiccia
olive nere nostrane
2 cipolle rosse (+ olio, aceto e zucchero per fare la cipollata)
parmigiano
olio
pepe

Iniziamo col fare la pasta. Io la faccio a mano, ma possiamo anche usare un'impastatrice.
Facciamo una montagnetta con la farina e al centro versiamo l'acqua e il latte tiepidi. Aggiungiamo il lievito e lo zucchero e iniziamo ad impastare. Quando la miscela inizia a rapprendersi aggiungiamo il sale e l'olio e impastiamo per bene. Quando la massa di pasta avrà raggiunto la giusta consistenza formiamo un panetto e mettiamolo a riposare in un recipiente in un luogo tiepido (io lo metto vicino al calorifero, coperto con un panno) avendo cura di praticare una croce sulla superficie per permettere alla pasta di lievitare in comodità ;)
Nel frattempo possiamo cucinare la cipollata che andrà a farcire le focaccine: rendiamo le cipolle a tocchetti e mettiamole a soffriggere nell'olio, aggiungiamo acqua e sale e lasciamo stufare. Quando le cipolle saranno morbide aggiungiamo un goccio d'aceto e un pizzico di zucchero, ultimando la cottura.
Quando la nostra pasta avrà raggiunto circa il doppio delle dimensioni iniziali (un'oretta), potremo passare alla stesura, aiutandoci con un mattarello.
Formiamo un sfoglia di circa 5 millimetri e di forma quadrata. A questo punto possiamo iniziare la farcitura: olio (spalmato con le mani dai!), cipollata, pezzetti di salsiccia, pezzetti di olive, una bella grattugiata di parmigiano e pepe. Iniziamo ora ad arrotolare la sfoglia su se stessa.
Quando avremo completato questa fase inizieremo a tagliare la pasta a fettine di circa tre cm. Ora prendiamo ogni singola fettina e diamole una forma arrotondata, girandole semplicemente tra le mani, come per voler creare una spirale. Mettiamole sulla teglia ricoperta di carta da forno e lasciamo riposare alcuni minuti.
Dopodiché inforniamo a 180° per 20/25 minuti (dipende un po' dal forno). Io oggi ho esagerato un po' con la cottura :) Bon Appetit!

mercoledì 11 novembre 2009

Salmone in salsa all'arancia e pepe verde

Giuro che presto scriverò anche di teatro, danza, viaggi, cinema...ma per ora me la godo un po' in cucina!
E che dire...a parte che l'intolleranza della gente ha raggiunto picchi mai visti nella storia dei trasporti pubblici...Evvai con la saga del giorno: ore 13.30 parto per prendere l'autobus per raggiungere in 3 comode ore di viaggio il mio bel lago e la family.
Arrivo alla stazione e l'autobus ovviamente è 'appena partito'. MH. In questi casi anche il più integralista degli slowradicalecoequosolidaliproambiente desidererebbe avere tra le mani un bel SUV 3.8 benzina per lanciarsi in autostrada, ma ahimé...Decido allora di riscendere in metrò (già imprecando per l'euro e 20 speso per niente) per recarmi alla stazione dei treni...Dove trovo un simpatico treno che sta per partire: un bell'intercity travestito da supermegapluscityinterspace al modico prezzo di 67euri al chilometro...Evvabbè...considerato che poi mi devo sparare un altro pezzo in autobus mi dico 'Prendiamolo!'... che sennò arrivo al bel lago e alla family il giorno di Santo Stefano. Salgo e mi ritrovo in una bolgia di businessmen/women tutti presi tra palmari, Iphone, pc, mac, frac, sgnac e tictac. Mi siedo e già sento il torporedatreno che inizia a impossessarsi di me; faccio finta di leggere La Repubblica. Mica posso addormentarmi, il treno non è manco partito! Vabbè aspetto la partenza e poi vai che si sbava sul finestrino! Partiamo, occhiatina di circostanza ai vicini per vedere se è il caso di intavolare un dibattito sulla teoria della relatività, ma son ben contenta di notare che uno già dorme beato e l'altro legge topolino. Ok, dormo anche io!
E invece no! Due di quelli che fanno girare l'economia seduti di fronte a me si mettono a litigare con una signora dietro, della quale sento soltanto la voce.
Il problema: la tendina.
Eh sì, loro giù, l'altra su.
'Noi dobbiamo lavorare' 'Io no' 'E meglio così, lei di certo non avrebbe molto successo!'
'Controllore come la mettiamo?!' 'La mettiamo che o ve la risolvete da soli o vi faccio scendere' 'Lei è molto gentile' 'La scorsa settimana ho buttato giù un avvocato e un ingegnere che volevano fare a pugni' ...E io già mi immaginavo un tripudio di sangue e cravatte alla Tarantino...ma niente. Alla fine 'tailleur in lana di topo' e il suo amichetto decidono di spostare i loro deretani exbocconiani da un'altra parte.
Vabbè tutto ciò per dirvi che alla fine ce l'ho fatta ad arrivare a casa...Tutto questo senza dirvi però che mi sono fatta tutto il viaggio con dei tranci di salmone nello zaino perché il mio freezer ormai vive di vita propria e si sta inglobando tutta la cucina...per cui ho dovuto portare a casa la spesa di ieri...evvabbè.
Quindi arrivo e propongo alla mami di cucinare questo benedetto salmone che poverino non ne può più!
Decidiamo quindi di procedere verso 'arancia e semi di pepe verde'.

Ricetta molto semplice, un po' particolare.
Ingredienti:
Tranci di salmone
Burro/Farina
Succo di un limone e di un'arancia (+ scorza)
Pepe verde in grani/Menta in foglie/Maggiorana
Vino Bianco
Sale/Pepe

Ponete i tranci di salmone a marinare in poco olio, succo di limone e arancia e sale.
Lasciate prendere sapore per mezz'oretta o un'oretta. Poi sgocciolate il salmone, infarinatelo ben benino e mettetelo a rosolare in una padella con del burro. Intanto aggiungete alla marinata del pepe verde (cinque grani schiacciati bastano), un paio di foglioline di menta, della maggiorana e la scorza grattugiata di 1/2 limone e di 1/2 arancia.
Quando inizia a rosolarsi aggiungete del vino bianco e lasciate sfumare. Dopodiche aggiungete la marinata e lasciate addensare. Cuocete fino a cottura desiderata, ma non troppo!
Ottimo con un contorno di insalata belga cotta e condita con olio e parmigiano.
Veloce e gustoso.
Bon Appetit!

martedì 10 novembre 2009

Involtini di tacchino con ripieno di mostarda in salsa di nocciole e cioccolato

Ebbene sì...della serie 'Noi delle calorie ce ne freghiamo!'...
Ma ne bastano un paio per sentirsi sazi :)
Direi che è una ricetta golosa, giusta per le fredde sere d'inverno...Sarebbe bello gustare queste prelibatezze seduti in fronte alle scricchiolanti fiamme di un bel camino, ma ci si può anche accontentare di un riscaldamento elettrico!
Notando che in casa avevo ancora del cioccolato fondente usato per la Sacher mi è venuta in mente una ricetta che avevo letto tempo fa e che parlava di 'coniglio al cioccolato'...Ora, non essendo un'amante del coniglio ho deciso di rivisitare la ricetta utilizzando la carne di tacchino, nello specifico la fesa che ho arrotolato ad involtino utilizzando come ripieno un trito di mostarda di Cremona (per intenderci quella di frutta mista intera). Ho accompagnato con sformatini di riso leggero ai piselli (forse bianco è meglio).
Non preoccupatevi se nella ricetta vedrete mischiati cioccolato e aglio, il risultato è davvero ottimo!
Anche il mio ragazzo, che è piuttosto critico e fedele agli abbinamenti consueti, ha decisamente apprezzato :)

Ingredienti (per 8 involtini):
350g di fesa di tacchino a fette
cipolla
carota
30g di cioccolato fondente
nocciole tritate
aglio
alloro
cannella
sale
pepe
vino rosso
farina
olio
un pezzetto di burro
dado
(io con le dosi vado un po' a occhio)

Per gli sformatini:
riso (un bicchiere)
burro
panna
piselli
parmigiano

Procediamo:
Mettiamo le fette di tacchino a marinare in una pentola contenente vino rosso, sale, pepe, alloro, aglio e cannella e lasciamole lì ad insaporirsi per almeno un'oretta.
Quando la marinata sarà pronta potremo iniziare a dar forma ai nostri involtini e a preparare il gustoso sughino (Mi raccomando, non buttate la marinata! Sevirà dopo...)
Gli involtini non devono essere troppo grossi, per cui tagliamo le fette di tacchino in rettangoli di circa 8cmx4cm (che precisione!) e farciamole con della semplice mostarda tagliata a pezzetti piccoli, arrotoliamo e fermiamo con degli stecchini.
Completata questa fase infariniamo e mettiamo a rosolare in olio ben caldo in una casseruola.


Lasciamo rosolare finché gli involtini risulteranno belli dorati. Mettiamo gli involtini in un piatto e lasciamoli da parte un attimo. Nella stessa casseruola fate soffriggere un trito di cipolla e carota con dell'olio e un pezzetto di burro, poi aggiungete un bicchier d'acqua e un dado.
Lasciate stufare per una decina di minuti, poi aggiungete il liquido della marinata (ma non l'aglio che terremo a parte per fare la salsina al cioccolato). A questo punto potete aggiungere gli involtini, una spruzzata di vino rosso e lasciate sfumare un pochino. Intanto fate soffriggere gli spicchi d'aglio (3 sono sufficienti) in un pentolino con dell'olio, quando iniziano ad imbiondirsi toglieteli dal fuoco e schiacciateli ne loro olio caldo aggiungendo anche il cioccolato a pezzetti e un po' di sughino della mostarda (ci vorrebbe anche un goccino di brandy...). Mescolate bene e versate nella casseruola degli involtini. Lasciate cuocere ancora per qualche minuto rigirando gli involtini.
A parte avrete intanto preparato gli sformatini di riso facendo cuocere del riso poca acqua in modo che i chicchi assorbano tutta l'acqua. A fine cottura aggiungete un pezzetto di burro, mantecate. Poi panna, parmigiano e se volete pisellini cotti. Alla fine deve avere una consistenza piuttosto cremosa. Mettetelo negli stampini e pressatelo leggermente. Et voilà...pronto per essere impiattato. Bon Appetit!



lunedì 9 novembre 2009

Sachertorte

Sabato, nonostante fossi sderenata da un mix di 10 gg di prove con Mademoiselle Ambra Senatore (per lo spettacolo del 27 novembre al teatro Fondamenta Nuove di Venezia, al quale siete tutti quanti invitati ovviamente!) e da una 'duegiorni' di baldoria esultanza e giubilo per la laurea di Mari, mi sono cimentata nella creazione di una libidinosa Torta Sacher.
Ho preso la ricetta pseudo-original (quella vera non la conosce nessuno, è gelosamente custodita all'Hotel Sacher) ed ho apportato qualche piccola modifica...per non fare il parassita sulle spalle di Herr Sacher e dare un tocco personale.
Impossibile non conoscerla, ma per chi avesse qualche dubbio trattasi di una leccornia composta da due strati di torta al cioccolato (denominata 'pasta' per la sua goduriosa consistenza simile ad un pan di spagna, ma più ricco ed umido) tra i quali viene spalmata della delicata gelatina di albicocche, il tutto ricoperto con della vellutata glassa al cioccolato. A me piace servirla con un po' di panna montata ed una spruzzata di fragrante cannella. Ottima con un caffè forte o con una aromatica tazza di tè.
Ecco la ricetta.

L'impasto:
150g zucchero
100g farina + 50g fecola
180g cioccolato fondente
150g burro
6 uova
una bustina di lievito
una bustina di vanillina
un pizzico di sale

La bagna:
tre cucchiai di zucchero
la scorza di mezzo limone
due gocce di aroma al rhum
una bustina di vanillina

Ripieno:
gelatina di albicocche

Glassa al cioccolato:
100g zucchero
120 g cioccolato fondente

Cominciamo:
Lavorate il burro con metà dello zucchero in modo tale da ottenere una crema e nel frattempo fate sciogliere il cioccolato a bagno maria. Quando il burro e lo zucchero sono ben amalgamati aggiungete 6 tuorli (tenendo da parte gli albumi) e continuate a mescolare aggiungendo piano il cioccolato. A parte fate montare a neve gli albumi con l'altra metà dello zucchero, poi aggiungete il composto all'impasto. Mescolare piano da sotto a sopra, con calma, senza fretta...Ogni gesto in cucina è una danza ;)
A questo punto avrete ottenuto un composto abbastanza liquido, pronto per ricevere la farina setacciata e la fecola. Mancano soltanto un pizzico di sale, la vanillina e una bustina di lievito (o mezza). Mescolate tutto ben benino per ottenere una crema fluida e senza grumi e quando vi sembra della giusta consistenza mettetela in una tortiera imburrata (26cm) e ZAC! In forno a 180° per un'oretta.
Nel frattempo potete preparare la bagna e la glassa...Intanto godetevi il profumo che inizia ad espandersi in casa...mmh!
Per la bagna mettete in un pentolino tutti gli ingredienti e aggiungete un po' d'acqua (un bicchiere) e lasciate cuocere sino a bollore, poi vedete voi se la volete più liquida o più densa...
Per la glassa prendete un altro pentolino e mettete lo zucchero con mezzo bicchier d'acqua (o un po' di più) e mettete sul fuoco. Mescolate fino al raggiungimento del bollore e lasciate bollire 5 min. Dopodiché togliete dal fuoco ed aggiungete il cioccolato (a pezzetti o fatto sciogliere a bagnomaria, io lo sciolgo) e continuate a mescolare ancora un po ' sul fuoco sino a che la glassa non avrà raggiunto la tipica consistenza vellutata.
A questo punto se la torta ha terminato la cottura potete estrarla dal forno e lasciarla raffreddare un po' prima di tagliarla in due nel senso della lunghezza. Dividete le parti e bagnatele entrambe con la nostra profumata bagna. Spalmate poi uno strato non troppo abbondante di gelatina di albicocche sulla parte inferiore della torta e ricoprite con l'altro strato.
Ora spalmate un sottile strato di gelatina anche sulla parte esterna della torta, prima di ricoprirla con la glassa...E, ma sì...Fatelo con le mani! Come se steste girando la scena di Ghost del vaso di creta! Una soddisfazione!
Il capolavoro è quasi terminato...Versate la glassa sulla torta e spalmatela e livellatela aiutandovi con una spatola. Dopo pochi minuti inizierà ad indurirsi e a diventare lucida...Bellissima!
Lasciate riposare un po' la vostra opera..almeno un'oretta...e poi GNAM!
Bon Appetit